Considerando cosa dove e perche dell’addestramento alle immersioni tecniche

By Jessy Thomason

La pazienza è una virtù. Nella subacquea la pazienza è la differenza tra affrontare con calma un problema e superarlo in sicurezza oppure andare in panico e causare un effetto domino. Questo è evidente in acqua, ma è altrettanto vero per quanto riguarda l’approccio alla formazione sia come istruttore che come studente. Di recente ho letto molti articoli importanti sulla necessità per i subacquei di avere pazienza quando si tratta di allenamento e progressione. La tentazione è quella di bruciare le tappe “zero to hero” probabilmente una realtà più grande di quella che molti di noi ammettono . Un’articolo suggerisce un minimo di 50 immersioni tra i vari corsi. Sicuramente non è una brutta idea!

È più che solo numeri

È difficile ammettere che è necessario essere pazienti con la propria formazione per progredire in sicurezza e prendere confidenza con una serie di abilità necessarie per immersioni sempre più impegantive, nelle quali c’è sempre meno spazio ad errori. A questa concetto , vorrei aggiungere altri tre fattori da considerare che sono ugualmente, se non più importanti, rispetto al numero di immersioni che una persona ha effettuato. Come istruttore, questi fattori costituiscono la prima conversazione che ho quando un potenziale studente di subacquea tecnica mi contatta per la sua formazione; gli chiedo (come a me pice dire) il cosa, dove e perchè della loro iscrizione ad un corso tecnico

Chè tipo di imersioni? 

Cosa vuole lo studente? Che tipo di immersioni ha fatto lo studente e che tipo di immersioni vuole fare? Spesso, il tipo di immersioni che i miei futuri allievi vogliono fare è molto diverso dal tipo di immersioni che hanno fatto. I prerequisiti di accesso dovrebbero essere sia il tipo quanto il numero di immersioni. Sicuramente gli istruttori tendono a capire quale sia il percorso migliore per i loro studenti. È necessario indirizzare gli studenti ad affrontare in modo corretto il percorso scelto con le relative abilità, mentre gli studenti devono abbinare l’esperienza in immersione con le abilità richieste per il tipo di percorso che vogliono intraprendere.

Ad esempio, uno studente che desidera iniziare ad immergersi con un bibombola e con decompressione accelerata nei relitti all’interno di Grandi Laghi, ma fino ad ora si è immerso soltanto in acque calde, potrebbe non essere pronto a gestire un corso tecnico progettato per l’esplorazione in acque fredde, anche se avesse accumulato oltre 500 immersioni.

Come istruttori, dobbiamo guardare oltre i numeri. Lo studente ha fatto 500 immersioni o una sola immersione 500 volte? Sicuramente non incoraggio gli studenti a diventare “bobbers” come mezzo per soddisfare un prerequisito. Allo stesso modo, uno studente che ha oltre un centinaio di immersioni ed è stato su una gran quantità di relitti nei cinque Grandi Laghi, a varie profondità e in una serie di condizioni diverse , dovrebbe essere un candidato molto più qualificato per questo tipo di corso, anche se il suo logbook registra solo 250 immersioni. Quindi, sebbene la quantità di immersioni sia un prerequisito, il numero è in realtà solo una parte dell’equazione. Istruttori e studenti devono essere disposti ad avere un dialogo utile a determinare se le abilità dello studente lo qualificano veramente ad affrontare un determinato corso.

Lo studente deve interpellare l’istruttore

Inoltre, gli studenti dovrebbero anche chiedere ai loro potenziali istruttori in che tipo di immersione sono specializzati. Io mi trovo a mio agio nei Grandi Laghi. Riconosco anche che i Grandi Laghi sono forse i bacini più spietati del mondo dove il margine di errore in un’immersione tecnica è molto ridotto. Sono a mio agio nel prendere decisioni su come e quando non progredire. Questi processi decisionali diventeranno inevitabilmente parte del set di competenze dei miei studenti e diventerano parte del loro modi di prendere decisioni durante le loro immersioni. Non sono un esperto di immersioni sui relitti della East Coast e quando viaggio, mi affido fortemente all’esperienza dei subacquei che hanno familiarità con i siti e le condizioni in cui ci stiamo immergendo. Quando mi siedo con un potenziale studente, spiego queste differenze per garantire che il nostro approccio didattico, gli obiettivi e i risultati siano gli stessi. Se non siamo allineati su questi punti, molto probabilmente stiamo dando allo studente un disservizio.

Dove stai facendo le tue immersioni? 

Dove? Dove si è immerso lo studente e dove vuole immergersi? Uno studente può aver registrato oltre 1000 immersioni, ma se sono sempre in acque calde e dalla spiaggia , potrebbe non possedere le competenze necessarie per immersioni profonde, in acque fredde, penetrazione in grotte o relitti, scarsa visibilità o condizioni che potrebbero richiedere , tra le altre cose la volontà / capacità di rimuovere e sostituire con calma la maschera in acqua a 3 gradi.

Per svolgere immersioni tecniche in sicurezza è necessario abbinarle ad addestramento specifico e sono legate anche a configurazione e protocolli specifici. Non vorrei addestrami per un esercizio di perdita della maschera solo nei Caraibi per doverlo poi fare sul fondo del lago Huron in una situazione di emergenza. Gli ambienti aggiungono sfumature alle procedure che devono essere sperimentate per essere eseguite in sicurezza.

Uno dei maggiori problemi che devo affrontare come istruttore è quello di aiutare i nuovi studenti a capire quanto l’utilizzo del gas varia in base alle diverse condizioni e alle attrezzature. E questo probabilmente ha più a che fare con l’ego o la superbia che altre cose. Tutti i subacquei da “acqua calda” che per la prima volta hanno inizato un corso con me, sono arrivati comodamente alla lezione con una muta da 5mm e quasi sicuramente sottovalutano i cambiamenti dei pesi/volumi apportati da un bibombola , stages, bombolino stagna, muta stagna e freddo, profondità, poca visibilità tutte combinate assieme.

Dove ci immergiamo conta. E supporre che le abilità che abbiamo sviluppato in un posto siano completamente trasferibili in un altro posto non è solo un errore ma qualcosa che dovrebbe essere preso in seria considerazione prima di decidere se si è pronti per il livello successivo o se è una buona idea proseguire con il prossimo livello.

Perchè vuoi questo addestramento? 

Perché? Perché lo studente desidera proseguire con la sua formazione? Ha un obiettivo chiaramente definito? Sta semplicemente cercando di sentirsi maggiormente a suo agio in acqua? Ha fretta di completare le certificazioni in modo da poter fare immersioni più impegnative? Quando parlo con uno studente sull’addestramento, voglio che abbia in mente una finalità. Se il loro obiettivo è quello di immergersi sui relitti più profondi dei Grandi Laghi, allora dobbiamo passare il tempo a discutere le sfumature rilevanti per questo tipo di immersioni. Se il loro obiettivo è quello di mettersi a proprio agio col bibombola in modo da poter fare immersioni nelle grotte della Florida, allora potrei raccomandargli di lavorare con un collega che fa quel tipo di immersioni. Sappiamo tutti che la qualità dell’istruzione e la coesione del team sono fondamentali per l’educazione e la pratica delle immersioni in sicurezza. Questo dovrebbe anche essere una priorità sulla dinamica studente / istruttore.

Non tutti gli studenti e gli istruttori sono abbinabili, non per mancanza di abilità o conoscenze, ma perché il cosa, dove e perché potrebbero non allinearsi. Da un punto di vista aziendale attira l’idea di prendere tutti gli studenti che varcano la soglia, ma da un punto di vista pratico, è meglio riconoscere che non tutti gli istruttori possono fornire ciò di cui ogni studente ha bisogno. Inoltre, non tutti gli studenti sono pronti, indipendentemente dal numero di immersioni, per il prossimo passo nel proprio addestramento. Un ragionamento onesto del come, dove e perché dell’ addestramento continuo può aiutare entrambe le parti a creare un ambiente trasparente dal quale dipenderà la sicurezza e il futuro delle immersioni tecniche.

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